La terapia ortodontico-chirurgica, o chirurgia ortognatica, è un percorso strutturato ma risolutivo per correggere disarmonie scheletriche e gravi malocclusioni che non possono essere trattate esclusivamente con l’apparecchio ortodontico. Questo tipo di intervento prevede una stretta collaborazione tra ortodontista e chirurgo maxillo-facciale, con l’obiettivo di migliorare non solo la funzionalità masticatoria e respiratoria, ma anche l’estetica del volto.
Il trattamento si sviluppa in 3 fasi principali, ognuna delle quali è fondamentale per il successo finale.
1. Fase ortodontica pre-chirurgica
Questa prima fase ha una durata variabile tra i 6 e i 18 mesi, a seconda della situazione clinica del paziente. Serve a preparare le arcate dentali affinché i denti, una volta che le ossa mascellari saranno state riposizionate, combacino perfettamente.
Il percorso inizia con una fase di valutazione: ortodontista e chirurgo analizzano il caso nel dettaglio, discutono gli obiettivi con il paziente e raccolgono tutta la documentazione necessaria – radiografie panoramiche, cefalometriche, TAC 3D, fotografie del volto e impronte dentali, anche digitali – per una pianificazione accurata.
A seguire, si procede con l’applicazione dell’apparecchio ortodontico, quasi sempre fisso, che ha il compito di muovere i denti uno ad uno per allinearli correttamente. In alcune situazioni, può essere necessario estrarre alcuni denti, sia per creare spazio che per eseguire una cosiddetta “decompensazione”, cioè riposizionare i denti in modo che siano coerenti con la struttura ossea, anche a costo di peggiorare temporaneamente l’estetica del morso.
Durante tutto il periodo, l’ortodontista effettua controlli regolari per verificare i progressi e regolare l’apparecchio in base all’evoluzione del trattamento.
2. Intervento chirurgico
Una volta ottenuto un buon allineamento dentale e una preparazione adeguata delle arcate, si può procedere con l’intervento chirurgico vero e proprio. L’operazione si svolge in anestesia generale, all’interno di una struttura ospedaliera. Le incisioni vengono praticate quasi sempre all’interno del cavo orale, evitando quindi cicatrici visibili; solo in rari casi si possono effettuare incisioni esterne, comunque posizionate in modo strategico per risultare poco visibili.
Il chirurgo esegue quindi dei tagli precisi nelle ossa mascellari – superiori, inferiori o entrambe – per poterle riposizionare nella giusta posizione. Una volta riposizionate, le ossa vengono fissate con placche e viti in titanio, che generalmente restano in sede in modo permanente. In alcuni casi, può essere utilizzato anche un bite chirurgico per mantenere la stabilità nei giorni successivi all’intervento.
L’intervento può durare da una a diverse ore, in base alla complessità, e prevede un ricovero ospedaliero di 2-5 giorni. Nei giorni immediatamente successivi è normale sperimentare gonfiore del viso (soprattutto tra le 36 e le 48 ore), rigidità mandibolare e dolore, che però è controllato con terapia farmacologica. La dieta iniziale sarà necessariamente liquida o molto morbida.
3. Fase ortodontica post-chirurgica
Una volta concluso l’intervento, il trattamento ortodontico continua per consolidare e rifinire l’occlusione. L’apparecchio resta in sede per un periodo che può variare tra i 6 e i 12 mesi, durante i quali l’ortodontista esegue regolazioni finali per perfezionare la posizione dei denti e garantire una chiusura funzionale ed esteticamente corretta.
Terminata questa fase, l’apparecchio viene rimosso e vengono consegnati dispositivi di contenzione, che possono essere fissi o mobili, con il compito di mantenere i denti nella nuova posizione ed evitare recidive. È fondamentale che il paziente li utilizzi con costanza, come indicato dal professionista, per assicurare la stabilità a lungo termine dei risultati ottenuti.
Infine, vengono programmati controlli di follow-up con ortodontista e chirurgo per monitorare la guarigione ossea e verificare la tenuta dei risultati nel tempo.
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